FRA MOSCA E BERLINO
dal progetto Materiali Müller
uno spettacolo ideato, interpretato e diretto da
Julia Borretti e Titta Ceccano
scene e disegno luci di
Jessica Fabrizi
suoni di
Laura Fabriani
collaborazione artistica di
Ignazio Gori
Materiali Müller
Abbiamo deciso di dedicare un progetto ad Heiner Müller, drammaturgo e regista tedesco, per la forza e la persistenza con cui la parola mülleriana ormai da anni torna a visitarci. Quando ci siamo imbattuti nel teatro di Müller quel che ci ha colpito subito è come la sua scrittura spazzi via in un colpo solo tutto quel teatro falso e finto, fatto di convenzioni obsolete, di dramatis personae, di entrate ed uscite di scena, in cui da tempo non crediamo più. Müller si eclissa nella pluralità delle voci, il suo teatro è postdrammatico e al tempo stesso predrammatico, se si pensa che in origine il teatro si basava su lunghi racconti epici in cui il dialogo aveva un ruolo secondario. La tessitura dei suoi testi è frammentaria, piena di furti e citazioni. Müller si impadronisce dei classici, li cita, li stravolge e li riscrive. Li inserisce in nuovi contesti aprendo varchi da cui è possibile intravedere nuove prospettive di senso. La scrittura di Müller procede per accumulo e montaggio di materiali di diversa provenienza. Ecco perchè ci piace chiamare Materiali Müller questo progetto che prende le mosse da frammenti mülleriani e li confonde con altri per dar vita a nuove scritture sceniche.
Fra Mosca e Berlino
È l’ottobre del ’41, una bambina tedesca gioca tra le macerie della guerra e aspetta il rientro di suo padre dal fronte, un comandante russo teme che la paura si impadronisca dei suoi uomini e ordina la fucilazione di un disertore, nella steppa gelata risuonano canzoni d’amore. Lo spettacolo che si muove tra due diversi piani di narrazione, lasciando lo spettatore libero di seguire secondo un proprio personale montaggio, mette in scena un inconntro impossibile, o meglio possibile solo nel tempo del ricordo e nello spazio della memoria: quello fra la bambina costretta a crescre in fretta e che porta con sè il cuore segreto della storia ed il comandante accecato, moderno Edipo schiacciato dal flusso delle proprie parole. Il lavoro che parte da un brano mülleriano, Ouverture Russa, per contaminarsi con la letteratura di guerra e con vari materiali biografici qui utilizzati come scrittura di scena, è una riflessione sulla Storia e sull’Uomo.
dal progetto Materiali Müller
uno spettacolo ideato, interpretato e diretto da
Julia Borretti e Titta Ceccano
scene e disegno luci di
Jessica Fabrizi
suoni di
Laura Fabriani
collaborazione artistica di
Ignazio Gori
Materiali Müller
Abbiamo deciso di dedicare un progetto ad Heiner Müller, drammaturgo e regista tedesco, per la forza e la persistenza con cui la parola mülleriana ormai da anni torna a visitarci. Quando ci siamo imbattuti nel teatro di Müller quel che ci ha colpito subito è come la sua scrittura spazzi via in un colpo solo tutto quel teatro falso e finto, fatto di convenzioni obsolete, di dramatis personae, di entrate ed uscite di scena, in cui da tempo non crediamo più. Müller si eclissa nella pluralità delle voci, il suo teatro è postdrammatico e al tempo stesso predrammatico, se si pensa che in origine il teatro si basava su lunghi racconti epici in cui il dialogo aveva un ruolo secondario. La tessitura dei suoi testi è frammentaria, piena di furti e citazioni. Müller si impadronisce dei classici, li cita, li stravolge e li riscrive. Li inserisce in nuovi contesti aprendo varchi da cui è possibile intravedere nuove prospettive di senso. La scrittura di Müller procede per accumulo e montaggio di materiali di diversa provenienza. Ecco perchè ci piace chiamare Materiali Müller questo progetto che prende le mosse da frammenti mülleriani e li confonde con altri per dar vita a nuove scritture sceniche.
Fra Mosca e Berlino
È l’ottobre del ’41, una bambina tedesca gioca tra le macerie della guerra e aspetta il rientro di suo padre dal fronte, un comandante russo teme che la paura si impadronisca dei suoi uomini e ordina la fucilazione di un disertore, nella steppa gelata risuonano canzoni d’amore. Lo spettacolo che si muove tra due diversi piani di narrazione, lasciando lo spettatore libero di seguire secondo un proprio personale montaggio, mette in scena un inconntro impossibile, o meglio possibile solo nel tempo del ricordo e nello spazio della memoria: quello fra la bambina costretta a crescre in fretta e che porta con sè il cuore segreto della storia ed il comandante accecato, moderno Edipo schiacciato dal flusso delle proprie parole. Il lavoro che parte da un brano mülleriano, Ouverture Russa, per contaminarsi con la letteratura di guerra e con vari materiali biografici qui utilizzati come scrittura di scena, è una riflessione sulla Storia e sull’Uomo.












